Carta contro Carta

La discussione su un problema istituzionale assai serio, la distanza tra la Costituzione formale e quella materiale, è degenerata in una specie di pecoreccio infarcito di osservazioni estemporanee e irrispettose, il che rende più difficile arrivare al nocciolo reale della questione. Questione, peraltro, tutt’altro che nuova. La scomparsa di Francesco Cossiga dovrebbe far ricordare come da presidente della Repubblica si sia battuto per combattere le incrostazioni partitocratiche.
8 AGO 20
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La discussione su un problema istituzionale assai serio, la distanza tra la Costituzione formale e quella materiale, è degenerata in una specie di pecoreccio infarcito di osservazioni estemporanee e irrispettose, il che rende più difficile arrivare al nocciolo reale della questione. Questione, peraltro, tutt’altro che nuova. La scomparsa di Francesco Cossiga dovrebbe far ricordare come da presidente della Repubblica si sia battuto per combattere le incrostazioni partitocratiche, per aprire la strada a una riforma istituzionale quanto mai necessaria e che ancora attende di essere realizzata.

I problemi d’evoluzione del sistema politico sono stati affrontati attraverso le successive riforme del meccanismo elettorale, ma questo ha appunto creato una situazione reale (e legale, visto che dipende da leggi in vigore) che prevede la formazione delle coalizioni prima del voto, e l’indicazione del presidente del Consiglio da parte degli elettori, che confligge con la norma costituzionale, anch’essa ovviamente valida ed efficace giuridicamente, che affida questi compiti al Quirinale e al Parlamento. Invece di brandire come clave le contraddizioni oggettive, naturalmente interpretandole con faziosità unilaterale, le forze responsabili dovrebbero sforzarsi di raggiungere un’intesa per risolverle, o almeno ridurle. L’attuale situazione, che lascia convivere due criteri di legittimazione non coincidenti, rappresenta un pericolo, che può diventare esplosivo quando porta alla delegittimazione reciproca.

Sostenere che vale solo la scelta che esprime direttamente la volontà popolare, considerando un tradimento ogni richiamo alla prassi tradizionale del regime parlamentare è una fesseria. Altrettanto insensato, però, è riproporre un meccanismo che annulla nei fatti la volontà degli elettori in nome di un vuoto formalismo. In attesa di un riconoscimento formale delle modificazioni istituzionali introdotte dalle varie leggi elettorali maggioritarie, sarebbe prudente da parte di tutti non mettere praticamente in contraddizione i due diversi meccanismi di legittimazione dell’esecutivo. Come si è visto, se si lascia spazio a questo processo degenerativo, poi il meccanismo della delegittimazione crea una reazione a catena: una spirale dalla quale nessuno può essere esente. Proprio perché le contraddizioni istituzionali sono reali, se proprio non si riesce a risolverle, sarebbe saggio evitare almeno di usarle strumentalmente con effetti che potrebbero essere davvero destabilizzanti.